28) Feuerbach. I miracoli sono necessari alla religione.
I miracoli sono l'eccezione dalla regola ed esprimono quella
potenza sulla natura che l'uomo non possiede. Se non esistessero i
miracoli, non esisterebbe neppure Dio, ma solo la natura con le
sue leggi..
L. Feuerbach, L'essenza della religione (vedi manuale pagine 12-
16).
La bont  la propriet essenziale degli dei, ma come possono
essere buoni se non sono onnipotenti, se non sono liberi dalle
leggi della provvidenza naturale, cio dalle catene della
necessit naturale, se, nei casi individuali, quelli in cui  in
gioco la vita o la morte, non si dimostrano signori della natura,
ma insieme amici e benefattori degli uomini - se, dunque, non
fanno miracoli? Gli dei, o piuttosto, la natura ha dotato l'uomo
di forze fisiche e spirituali che gli consentano di mantenersi in
vita. Ma questi mezzi naturali di autoconservazione sono sempre
sufficienti? Non vengo a trovarmi spesso in situazioni nelle quali
sono irrimediabilmente perduto se una mano soprannaturale non
ferma il corso cieco dell'ordine della natura? L'ordine della
natura  buono; ma  sempre buono? Questa pioggia persistente,
questa persistente siccit sono, per es., del tutto conformi a
natura; ma se gli dei non intervengono, se non tolgono la siccit,
non accadr forse che io, la mia famiglia, questo stesso popolo
dovremo perire in conseguenza di essa? I miracoli sono quindi
inseparabili dal governo e dalla provvidenza divina, sono le
uniche prove, le uniche rivelazioni e manifestazioni degli dei
come forze ed enti diversi dalla natura; togliere i miracoli
significa togliere gli dei. In che cosa si differenziano gli dei
dall'uomo? Solo per il fatto che essi sono senza termini ci che
gli uomini sono coi termini, che essi, in particolare, sono sempre
ci che gli uomini sono temporaneamente, momentaneamente soltanto.
Gli uomini vivono - vitalit  divinit, vitalit  la propriet
essenziale, la condizione fondamentale della divinit - ma,
purtroppo, non vivono sempre, ma muoiono - gli dei invece sono gli
immortali, coloro che vivono eternamente; anche gli uomini sono
felici, ma non continuamente, come gli dei; anche gli uomini sono
buoni, ma non sempre, e secondo Socrate la differenza della
divinit dall'umanit  da ricercarsi proprio nel fatto che la
prima  sempre buona; anche gli uomini, secondo Aristotele, godono
della divina beatitudine del pensare, ma in essi l'attivit
spirituale viene interrotta da altre funzioni e da altre attivit.
Gli dei e gli uomini hanno dunque le stesse propriet, le stesse
regole di vita - con la sola differenza che i primi non hanno, e i
secondi hanno limitazioni ed eccezioni. Come la vita ultraterrena
non  altro che la continuazione, non interrotta dalla morte, di
questa vita, cos l'essenza divina non  altro che la
continuazione, non interrotta dalla natura in generale, della
essenza umana - l'essenza, interrotta e limitata, dell'uomo. Ma i
miracoli come si distinguono, allora, dagli effetti della natura?
Proprio come gli dei si distinguono dagli uomini. Il miracolo
rende buono, o almeno innocuo, un effetto o una propriet della
natura che in questo caso particolare non  buono; esso fa s che
io non affondi e non affoghi nell'acqua se ho la sfortuna di
cadervi dentro, che il fuoco non mi bruci, che la pietra che cade
sulla mia testa non mi ammazzi, fa s, in parole povere, che
l'ente ora benefico ora nocivo, ora amico e ora nemico dell'uomo
diventi un ente sempre buono. Gli dei e i miracoli devono la loro
esistenza soltanto all'eccezione dalla regola. La divinit  il
superamento delle deficienze e dei termini dell'uomo - che sono la
causa, appunto, delle eccezioni dalla regola - il miracolo  il
superamento delle deficienze e dei termini della natura. Gli enti
naturali sono enti determinati e quindi limitati. Questo loro
termine , nei casi abnormi, la ragione per cui questi ultimi sono
perniciosi per l'uomo; ma, agli occhi della religione, esso non 
un limite necessario, ma arbitrario, posto da Dio e che quindi pu
esser tolto se ci  richiesto dal bisogno, cio dal bene,
dell'uomo. Rifiutare i miracoli col pretesto che essi non
convengono alla dignit e alla sapienza di Dio, sapienza per la
quale egli ha fissato e predeterminato fin dall'inizio e per
l'eternit tutto ci che  il meglio, significa sacrificare l'uomo
alla natura, e la religione all'intelletto, significa predicare
l'ateismo in nome di Dio. Un Dio il quale adempie soltanto quelle
preghiere e quei desideri degli uomini che si possono realizzare
anche senza di lui, e il cui compimento non esce dall'ambito dei
limiti e delle condizioni delle cause naturali, un Dio, dunque,
che soccorre gli uomini fintanto che soccorrono arte e natura, ma
che cessa di soccorrere quando la materia medica  finita, un tale
Dio non  altro che la necessit naturale, celata o personificata
sotto il nome di Dio.
L. Feuerbach, L'essenza della religione, Laterza, Bari, 1972,
pagine 108-111.
